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Anca

Ortopedia

La chirurgia protesica dell’anca

E’ un settore di chirurgia ortopedica che ha vissuto  un’evoluzione senza precedenti negli ultimi 50 anni. Questo grazie agli studi clinici, biomeccanici, di biomateriali ecc.  che hanno permesso laraccolta di un’enorme quantità di informazioni, scambiati fra i ricercatori e chirurghi di tutto il mondo,  utili perperfezionare le protesi stesse (il disegno, i materiali), le tecniche chirurgiche, le indicazioni.

Si tratta di un intervento di sostituzione di un’articolazione irrimediabilmente compromessa con una artificiale, in grado di
funzionare in modo perfetto, per un lungo periodo di tempo. Questo dipende dall’uso che ne farà il paziente, dal suo peso, dalla qualità dei materiali utilizzati, dalla corretta tecnica chirurgica. E’ fondamentale la correttageometria dell’impianto, cioè l’orientamento nello spazio di varie componentidella protesi.

Il risultato dipende quindi dal paziente, dall’impianto e, ovviamente, dal chirurgo.

La protesi dell’anca può essere parziale (endoprotesi, endoprotesi biarticolare); questotipo di impianto, dove viene sostituita soltanto la componente femorale è indicato nelle persone anziane affette da frattura del collo del femore.

La protesi totale (artroprotesi) è indicata nelle fratture occorse nelle persone meno anziane – si tratta per lo più di età
biologica, non di quella anagrafica – e in una serie di malattie nontraumatiche dell’anca, come artrosi,
necrosi asettica della testa del femore.
L’artrosi, a sua volta, può essereessenziale (senza causa conosciuta) oppure secondaria a displasia congenita dell’anca, nelle sue varie forme, al Morbo di Perthes, alla epifiseolisi, alla “coxa profunda”, alle fratture male,  o non consolidate, alle lussazioni, alle fratture dell’acetabolo, alle condizioni di “conflitto” femoro- acetabolare ecc. Quest’ultima condizione, descritta recentemente da R. Ganz, se precocemente riconosciuta e trattata (in alcuni casi mediante artroscopia di anca) può anche non condurre all’artrosi. Il trattamento precoce, come del resto in molte forme di displasia congenita dell’anca,costituisce una vera prevenzione dell’artrosi dell’anca.

Le principali indicazioni alla artroprotesi dell’anca sono:

Artrosi primitiva o secondaria
Necrosi della testa dl femore
Alcune fratture del collo del femore

L’intervento di artroprotesi totale dell’anca consiste nella sostituzione dell’acetabolo  (versante pelvico dell’articolazione) e della testa del femore.

I materiali utilizzati per la produzione delle protesi d’anca sono: lega di titanio rivestita di idrossiapatite (acetabolo e stelo protesico).  L’idrossiapatite che costituisce il naturale componente dell’osso rende l’impianto più bio-compatibile e favorisce la sua osteo-integrazione, cioè la fissazione biologica all’osso. L’altro materiale è rappresentato da polietilene utilizzato
come inserto fra l’acetabolo e la testa del femore protesica. Questo materiale è stato oggetto di studi da molti decenni. Attualmente può essere considerato un ottimo biomateriale dal punto di vista clinico. La sua usura è oggi paragonabile a quella dei materiali ceramici. Questi ultimi, sebbene di grande resistenza all’usura, possono fratturarsi e, in alcuni casi, produrre fastidiosi rumori durante i movimenti dell’articolazione dell’anca. Rappresentato invece la soluzione migliore come materiale  per le teste femorali.

L’intervento di impianto di un’artroprotesi può essere eseguito per via postero-laterale, laterale  o anteriore, secondo le particolari indicazioni e condizioni.

L’intervento comporta un riposo a letto per uno/due giorni, quindi una riabilitazione motoria. Il paziente po’ essere messo in
piedi e può “caricare” l’arto operato, con l’aiuto di bastoni, già in seconda giornata post-operatoria.  La difficoltà e la durata della riabilitazione dipendono molto dal paziente, dalle sue risorse (fisiche e psicologiche), dal tempo trascorso dall’inizio della malattia, cioè dalle condizioni prima dell’intervento.  Generalmente il ricovero in reparto di chirurgia ortopedica dura dai cinque ai sette giorni.

I rischi legati all’intervento sono quelli di lussazione della protesi (questa complicanza dipende dalla geometria dell’impianto,
dal paziente, che dovrebbe rispettare alcune regole comportamentali, soprattutto nel primo periodo post-operatorio; queste dipendono dalla via chirurgica utilizzata per l’impianto della protesi).

L’infezione, sebbene rarissima,  costituisce un’altra complicanza. Comunque,  vengono messe in atto tutte le procedure che
possano minimizzare questo rischio (prevenzione con antibiotici, eliminazione preventiva di eventuali focolai di infezione presenti, come cistiti, colecistiti, infezioni paradentali ecc.)                                                                                   .

Il rischio di tromboembolismo venoso  è minimizzato dalla precoce mobilizzazione e dalla somministrazione di eparina a basso peso molecolare; in alcuni casi vengono utilizzati anche mezzi fisici come calze elastiche e/o pompe venose.

I protocolli prevedono controlli clinici e radiografici a 3, 6 e 12 mesi dall’intervento; successivamente è opportuno un controllo ogni 12 mesi quindi ogni 24 mesi.

Dopo l’intervento di artroprotesi totale dell’anca è possibile una moderata attività fisica, anche sportiva.  Le eventuali limitazioni dipendonoda fattori che vanno discussi con ogni singolo paziente.